Collections of themed recordings curated by John Noise Manis

GAMELAN  SOUNDSCAPES  OF  JAVA
(1994-2014)

Traccia 1.
Una magia della notte giavanese la si può trovare nei giardini del Palazzo Mangkunegaran. Con l’equalizzatore della mente bisogna filtrare il rombo del traffìco cittadino di Surakarta che circonda l’oasi di verde e concentrarsi sul gamelan che suona nel suo pendopo, un po’ distante. II gamelan accompagna le danze del giovedì. Il riverbero sonoro che è proprio del più grande pendopo esistente rende ancora più sognante la musica lontana. Le rane, che pur sono chiare e vicine, non fanno più reale la situazione.

Traccia 2.
Una voce e un tamburo. Due suoni primordiali. La musica riprende il tema delle danze Bedaya. Ma questa esecuzione scarnificata è fuori norma. Ibu Umi e Pak Hartono hanno aderito alla richiesta di questa inusitata esecuzione probabilmente perché non appartengono al Kraton. Appartengono all’altro palazzo di Surakarta, al “sottoregno” del Principe Mangkunegara. Ibu Umi in realtà è una provetta danzatrice. E’ deliziosa, la voce lo rivela. Pak Hartono, suo marito, è forse il miglior suonatore di kendhang di Surakarta. II pezzo sarebbe più lungo. Alcuni incidenti di rumore ambientale frequentissimi a Giava hanno deciso che si dovesse ridurre questo Anglir Mendung – la musica del vento che richiama le nubi scure che portano….

Traccia 3.
….la pioggia, ascoltata nella rassicurante comodità del Kusuma Sahid Hotel a Solo (che è un altro nome di Surakarta). Ma TungguI Kawung invece è una musica di delicati metallofoni che allontana la pioggia!

Traccia 4.
L’introduzione della sacra musica collegata al mito di Ratu Kidul, la Regina dei Mari del Sud. Ci sarebbe troppo da dire, ne abbiamo parlato altrove. Ma ne parliamo anche alla prossima traccia.

Traccia 5.
Nel Kraton di Surakarta le danze Bedaya durano anche più di un’ora. In questa traccia c’è l’inizio di una trance che non avremo la ventura di intraprendere questa volta. Le voci provengono dal fondo del mare – dal regno di Ratu Kidul, la dea del Mare del Sud. Lei voleva che il sovrano del regno di Mataram (siamo intorno al 1600) rimanesse per sempre nel suo palazzo in fondo al mare. Lui, Senopati, ottenne la libertà, ma impegnando i suoi eredi al suo posto. Uno di questi, il grande Sultan Agung, si fece venire i piedi freddi nel palazzo in fondo al mare. E convinse la dea ad accontentarsi di un tramite: nove danzatrici e una musica estatica. Le danze Bedava. L’unione col sovrano di turno si rinnova quando la dea diventa – invisibile ai più – la decima tra le nove danzatrici.

Traccia 6.
Quella sera erano venuti a Yogvakarta i migliori musicisti della regione. Convenuti per rendere omaggio a Pak Cokro nel giorno della sua ricorrenza – quella che cade ogni 35 giorni. Questa volta doveva essere speciale. Non è facile spiegarsi tante cose dei giavanesi – è possibile che un animismo delle parole li renda in generale reticenti. Nell’ampio pendopo adiacente alla casa, in una stradina per fortuna tranquilla, il gamelan di Pak Cokro è in perfette condizioni. Sicuramente il costruttore di Surakarta, Pak Tentrem, lo ha appena messo a punto e intonato. Pak Cokro, il grande vecchio del gamelan di Giava Centrale, il più importante musicista giavanese allora vivente, siede come al solito nella sua poltrona di vimini, sorridente e compiaciuto, spettatore esclusivo di questo klenengan (concerto) – ma anche attore quando anticipa coi gesti l’entrata di qualche strumento. Poche persone fanno contorno. Qualche familiare, due o tre studenti di gamelan americani e giapponesi. La chiacchiera è purtroppo consentita. Per evitare il più possibile il chiacchiericcio sulla registrazione adotto una disposizione dei microfoni non ortodossa, della quale in seguito mi ringrazierò. Risultano penalizzati il rebab e la voce, che di solito sono in evidenza in questo tipo di gending. In compenso i due bonang vengono alla ribalta: hanno un suono bellissimo e sono suonati magistralmente. Il gending, Danaraja, è uno dei più appaganti nella sua liquida imponenza. Oltre quaranta minuti. Qui ne sentiamo appena uno scorcio.

Traccia 7.
A Cirebon, sulla costa settentrionale di Giava, verso occidente, una scuola di gamelan. Cinque o sei ragazzi suonano sotto la guida del maestro, che canta le note – dua, tiga, lima. Poi a tratti dice anche bagus! (bello!). Ma deve anche ricordare l’entrata – importantissima, come sempre – del gong. Un metodo d’insegnamento tutto pratico, niente teoria. Nella regione di Cirebon, che non fa parte di Giava Centrale, gli strumenti del gamelan sono ridotti di numero e dimensione. Il suono risulta generalmente più delicato. La musica è più sempliciotta. Tuttavia spesso si può essere piacevolmente sorpresi da una fresca leggerezza di questo stile. Ma c’è dell’altro. E’ un peccato non avere registrazioni del denggung, una musica cerimoniale fatta di soli gong che suonano ripetutamente e si fanno udire a grandi distanze nelle campagne. Servono a invocare la pioggia benefica e un buon raccolto. Ma temo che quella musica e quel contesto possano essere ricreati solo nell’immaginazione.

Tracce 8 e 9.
Sono due tracce prelevate dal fantastico album ‘Endah Laras and Dedek Gamelan Orchestra’.

Traccia 10.
Questo esempio dello stile musicale della regione del Banyumas si trova inserito nell’articolata versione del gendhing ‘Kutut Manggung’ che Pak Suraji ha composto nell’album che porta lo stesso titolo (e che prevede ben quattro pesindhen soliste).

Traccia 11.
Un’improvvisazione generosamente concessa da tre musicisti insegnanti dell’Institut Seni Indonesia di Surakarta.

Traccia 12.
Una cerimonia musicale di tradizione islamica nella quale spicca il suono di diversi tamburi a cornice chiamati ‘terbang’ o ‘rebana’.

Traccia 13.
Sekaten. La più importante festa religiosa a Giava. Una settimana di cerimonie e celebrazioni nel mese di Mulud, in cui ricorrono nascita e morte del Profeta. II gamelan incontra l’Islam. Questo incontro era stato voluto e realizzato ai tempi dell’islamizzazione di Giava a partire dal sedicesimo secolo. Ifautori della nuova religione avevano pensato di utilizzare il linguaggio musicale esistente per attirare la gente al nuovo credo. Oggi come allora, i grandi gamelan sacri vengono trasportati in processione dal Kraton alla Moschea Grande e per una settimana vengono suonati per i fedeli che affollano la zona dedicata alle celebrazioni, tra richiami di venditori ambulanti e rumori di fiera. La musica induce uno stupore estatico, conduce a riflessioni spirituali e a volte provoca stati di trance. Ciascuno dei due Kraton – Surakarta e Yogyakarta – possiede due Gamelan Sekaten. Gli strumenti sono enormi, molto più grandi e sonori di quelli di un gamelan normale, per essere uditi a grande distanza. Sono assenti gli strumenti “soft”, dal suono delicato. E’ utilizzata la scala pelog, quella di sette note. II repertorio delle musiche è proprio di ciascun gamelan. Ma per noi è difficile distinguere un pezzo dall’altro – tutti hanno lo stesso carattere straordinariamente forte, che fa presa su aspetti remoti e sconosciuti del nostro sentire. Più facile distinguere un Gamelan dall’altro per la diversità nei timbri e nell’intonazione. La durata dei pezzi va da 15 a 25 minuti. Ogni composizione si svolge secondo uno schema che prevede un avvio lentissimo – in cui la melodia è tanto lenta che non la si riesce a cogliere al di là delle note di ornamento – e un lungo e progressivo accelerando del tempo e aumento dell’intensità sonora fino all’acme risolutivo finale. Qui noi ascoltiamo solo dei brevi estratti dalle parti lente. Il primo Gamelan Sekaten che ascoltiamo è il Guntur Sari (Essenza del Tuono) del Kraton Surakarta.

Traccia 14.
Questo è l’altro Gamelan Sekaten di Surakarta, Guntur Madu (Tuono di Miele). Durante la settimana del Sekaten i due gamelan suonano in due padiglioni, uno di fronte all’altro, nel recinto della Moschea Grande, alternandosi. Appena si spegne il suono dell’ultima nota dell’uno inizia subito l’altro. I due gruppi di musicisti, i migliori tra quelli legali al Kraton, prestano gratuitamente un servizio considerato altamente onorevole. I turni di riposo sono scarsi o inesistenti. I musicisti iniziano a suonare alle dieci del mattino e, salvo due intervalli di qualche ora intorno alle tredici e alle venti, suonano fino a mezzanotte. Alla fine della giornata, osservando i volti e le espressioni dei musicisti con gli occhi spesso chiusi, è difficile distinguere la spossatezza fisica dall’estasi spirituale.

Tracce 15 e 16.
A Yogvakarta. Uno dei Gamelan Sekaten porta lo stesso nome di quello di Surakarta: Guntur Madu (Tuono di Miele). Le due Corti, concorrenti in molti aspetti, offrono interessantissimi elementi di analogia e differenziazione. ln particolare – per quello che a noi interessa – nello stile musicale.
L’altro Gamelan Sekaten di Yogva è il Naga Wilaga (Serpente Combattente). I principali strumenti che compongono questi gamelan sono i bonang – gong poggiati su corde sottese in grandi supporti di legno decorato – e i saron – metallofoni a barre. Ma non bisogna dimenticare i due strumenti fondamentali del Gamelan Sekaten: il bedug – enorme tamburo sospeso che fa udire la sua forte e profonda voce in momenti che tendono a sorprendere e richiamano l’attenzione – e il grande sacro gong, che definisce in modo essenziale i cicli della musica. Senza questi due elementi la musica sembrerebbe caotica, priva di una ragion d’essere. L’animismo giavanese si vede in concreto quando, tra un’esecuzione e l’altra, al grande gong i fedeli portano offerte e rivolgono preghiere. L’ascolto di un’intero brano di musica Sekaten, specie da dentro il padiglione in cui viene suonato, è un’esperienza veramente speciale – anche se comporta qualche rischio per l’apparato uditivo.

Traccia 17.
Lo stile del Kraton di Yogyakarta è il più “loud” a Giava. Sonorità forti. I metallofoni percossi con energia. Questa introduzione alla danze Bedaya ne dà un’idea. I microfoni vengono messi a dura prova.

Traccia 18.
Torniamo a Surakarta, alla magia notturna del giardino di Mangkunegaran. Il grande pendopo riverbera a distanza una musica che accompagna una danza – una di quelle suggestive narrazioni della mitologia giavanese. II gambang – l’unico strumento del gamelan che fa suonare il legno – emerge nel tessuto sonoro. La voce intona una melodia che particolarmente affascina dopo ascolti ripetuti. Poi un riepilogo dell’intero gamelan. Alla fine rimane l’eco del sogno giavanese.

John Noise Manis

Track 1.
A Javanese night magic can happen in the gardens of the Mangkunegaran Palace. With the equalizer of the mind one must filter the roar of the city traffic of Surakarta that surrounds the green oasis and concentrate on the gamelan that plays in the great pendopo, a bit distant. The gamelan accompanies the Thursday dances. The sound reverberation that is typical of the largest existing pendopo makes distant music even more dreamy. The frogs, which are close and clear, do not make the situation any more real.

Track 2.
A voice and a drum. Two primordial sounds. The music takes up the theme of the Bedaya dances. But this stripped-down version is out of the ordinary. Ibu Umi and Pak Hartono acceded to the request for this unusual performance probably because they do not belong to the Kraton. They belong to the other palace in Surakarta, to the “sub-kingdom” of Prince Mangkunegara. Ibu Umi is actually a skilled dancer. She’s delicious, her voice reveals it. Pak Hartono, her husband, is perhaps the best kendhang player in Surakarta. The piece would be longer. Some of the very frequent environmental noise incidents in Java has decided that we shoud cut-down this Anglir Mendung – the music of the wind that assembles the dark clouds that carry….

Track 3.
….the rain, heard now in the reassuring comfort of the Kusuma Sahid Hotel in Solo (which is another name for Surakarta). But TungguI Kawung is a music of delicate metallophones that drives away the rain!

Track 4.
This is the introduction of a sacred music connected to the myth of Ratu Kidul, the Queen of the South Seas. There would be too much to say, we have talked about it elsewhere. But we also talk about it on the next track.

Track 5.
In the Kraton of Surakarta, Bedaya dances enfold for more than an hour. In this track there is only the beginning of a trance that we won’t have the good fortune to undertake this time. The sounds come from down under the sea – from the realm of Ratu Kidul, the goddess of the South Sea. She wanted the ruler of the kingdom of Mataram (this is around 1600) to stay forever in her palace at the bottom of the sea. He, Senopati, obtained his freedom, but by pledging his heirs in his stead. The next in line, the great Sultan Agung, also got cold feet in the marine underworld. And he persuaded the goddess to settle for a go-between agreement: nine female dancers and ecstatic music. The Bedava Dances. The union with the sovereign of the time is forever renewed when the goddess becomes – invisible to most – the tenth among the nine dancers.

Track 6.
The best musicians from Central Java had come to Yogvakarta that evening. Gathered to pay homage to Pak Cokro on his anniversary – the one that falls every 35 days. This time it was supposed to be special. In the large pendopo adjoining the house, in a fortunately quiet lane, Pak Cokro’s gamelan is in perfect condition. Surely Surakarta’s instrument builder Pak Tentrem just tuned it to perfection. Pak Cokro, the grand old man of Central Javanese gamelan, the most important Javanese musician then alive, sits as usual in his wicker chair, smiling and pleased, the exclusive spectator of this klenengan (concert) – but also a ‘conductor’ when he anticipates with gestures the entry of some instrument. Few other people around. Some family members, two or three American and Japanese gamelan students. Chatting is unfortunately allowed. To avoid recording the chatter as much as possible, I use an unorthodox microphone arrangement, for which I will thank myself later. The rebab and the voice, which are usually in evidence in this type of gending, are penalized by the mics placement. But, on the other hand, the two bonangs come to the fore: they have a beautiful sound and are masterfully played. The gending, Danaraja, gloriously resounds in its most satisfying way and liquid flow. Over forty minutes. Here we hear just a glimpse of it.

Track 7.
At Cirebon, on the north coast of Java, towards the west, a school of gamelan. Five or six boys play under the guidance of the maestro, who sings the notes – dua, tiga, lima. Then at times he also signals: bagus! (good!). But he also anticipates the all-important stroke of the gong. An entirely practical teaching method, no theory. In the Cirebon region, which is not part of Central Java, gamelan instruments are reduced in number and size. The sound is generally more delicate. Music is simpler. However, one can often be pleasantly surprised by the fresh lightness of this style. And there’s more. It’s a pity that we don’t have recordings of ‘denggung’, a ceremonial music made up of gongs that are played ostinato and should be heard over great distances in the countryside. They serve to invoke beneficial rain and a good harvest. But I fear that music and that context can only be recreated in the imagination.

Tracks 8 and 9.
These are two tracks taken from the fantastic album ‘Endah Laras and Dedek Gamelan Orchestra’.

Track 10.
This example of the musical style of the Banyumas region can be found in the articulated version of the gendhing ‘Kutut Manggung’ that Pak Suraji recomposed in the album of the same title (which also features no less than four solo pesindhen).

Track 11.
An improvisation generously provided by three teacher musicians from the Institut Seni Indonesia in Surakarta.

Track 12.
A musical ceremony of Islamic tradition, where featured is the sound of several frame drums called ‘terbang’ or ‘rebana’.

Track 13.
Sekaten. The most important religious festival in Java. A week of ceremonies and celebrations in the month of Mulud, in which the birth and death of the Prophet occur. Gamelan meets Islam. This meeting had been wanted and realized at the time of the Islamization of Java starting from the sixteenth century. The authors of the new religion had thought of using the existing musical language to attract people to the new creed. Today as then, the great sacred gamelans are carried in procession from the Kraton to the Great Mosque and for a week they are played for the faithful who crowd the area dedicated to the celebrations, amidst the calls of street vendors and the noise of the fair. Music induces ecstatic amazement, leads to spiritual reflections and sometimes induces states of trance. Each of the two Kratons – Surakarta and Yogyakarta – has two Gamelan Sekaten. The instruments are enormous, much larger and more sonorous than those of a normal gamelan, so as to be heard at a distance. The “soft” instruments are absent. The pelog scale, that of seven notes, is used. The repertoire of music belongs to each gamelan. But it is difficult for us to distinguish one piece from another – they all have the same extraordinarily strong character, which appeals to remote and unknown aspects of our feelings. Easier for distinguishing one Gamelan from another is the diversity of timbres and intonation. The duration of the pieces ranges from 15 to 25 minutes. Each composition unfolds according to a scheme which calls for a very slow start – in which the melody is so slow that it cannot be perceived beyond the ornamental notes – and a long and progressive acceleration of the tempo and increase in sound intensity up to to the final resolution. Here we only hear short excerpts from the slow parts. The first Gamelan Sekaten we hear is the Guntur Sari (Essence of Thunder) from Kraton Surakarta.

Track 14.
This is the other Gamelan Sekaten from Surakarta, Guntur Madu (Honey Thunder). During the week of the Sekaten the two gamelans play in two pavilions, facing each other, in the enclosure of the Great Mosque, alternating. As soon as the sound of the last note of one goes off, the other immediately begins. The two groups of musicians, the best among those loyal to the Kraton, perform a service considered highly honorable and unpaied. Rest shifts are scarce or non-existent. The musicians start playing at ten in the morning and, except for two intervals of a few hours around 1pm and 8pm, they play until midnight. At the end of the day, observing the faces and expressions of the musicians, with their eyes often closed, it is difficult to distinguish physical exhaustion from spiritual ecstasy.

Tracks 15 and 16.
In Yogvakarta. One of the Gamelan Sekaten bears the same name as the one in Surakarta: Guntur Madu (Honey Thunder). The two courts, competing in many aspects, offer very interesting elements of analogy and differentiation. ln particular in the musical style.
Yogva’s other Gamelan Sekaten is the Naga Wilaga (Warring Serpent). The main instruments that make up these gamelans are the bonangs – gongs resting on strings suspended in large decorated wooden supports – and the sarons – metal bars. But we must not forget the two fundamental instruments of the Gamelan Sekaten: the bedug – huge suspended drum that makes its strong and deep voice heard in moments that tend to surprise and attract attention – and the great sacred gong, which essentially defines the cycles of music. Without these two elements, music would seem chaotic, devoid of a raison d’etre. Javanese animism is seen concretely when, between one execution and another, the faithful bring offerings and pray to the great gong. Listening to an entire piece of Sekaten music, especially from inside the pavilion in which it is played, is a truly special experience – at some risk for the hearing system!

Track 17.
Yogyakarta’s Kraton style is the loudest in Java. Loud sounds. The metallophones struck with energy. This introduction to Bedaya dance gives you an idea. Microphones are put to test.

Track 18.
We go back to Surakarta, to the nocturnal magic of the Mangkunegaran gardens. The great pendopo reverberates in the distance to music accompanying a dance – one of those evocative narratives of Javanese mythology. The gambang – the only gamelan instrument that gives us the sound of wood – emerges in the texture of the music. A voice intones a melody that is particularly captivating after repeated listening. Then a sum-up by the whole gamelan. In the end the echo of the Javanese dream remains with us.

John Noise Manis

 

Tracks

01 – 1:53  Mangkunegaran at night
02 – 1:32  Anglir Mendung
03 – 1:31  Rain chased by gendhing Tunggul Kawung
04 – 2:38  Buka Gadhung Mlati
05 – 2:57  Bedhaya Kraton Surakarta
06 – 4:52  Gendhing Danaraja at Pak Cokro’s Yogya home
07 – 3:12  Children’s gamelan learning at Keraton Kanoman Cirebon
08- 2:17  A taste of East Java with Endah Laras – Umbul-Umbul Blambangan
09 – 2:44  A taste of West Java with Endah Laras – Cahya Sumirat
10 – 4:13  Calung Banyumasan from a special Kutut Manggung
11 – 1:35  Rebab Trio – Impro in slendro
12 – 4:04  Bawa and gendhing terbang at Kraton Surakarta
13 – 2:27  Gamelan Sekati Guntur Sari Surakarta
14 – 1:45  Gamelan Sekati Guntur Madu Surakarta
15 – 1:11  Gamelan Sekati Naga Wilaga Yogyakarta
16 – 0:40  Gamelan Sekati Guntur Madu Yogyakarta
17 – 1:51  Bedhaya Kraton Yogyakarta – intro
18 – 3:12  Returning to night dance at Mangkunegaran